Tertium non datur. La «terza missione» come strumento di legittimazione accademica: un’agenda per la geografia

Tertium non datur. La «terza missione» come strumento di legittimazione accademica: un’agenda per la geografia – Mauro Varotto

«By asking which civil servants are going to pay to access our articles, by wondering which policy-makers will struggle with our academic English and by questioning which public-sector employees are going to make the effort to translate our conclusions into policy recommendations, it become clear that we – and the system designed to evaluate us – have to value more than our bibliographic records in the Web of Science alone» (1).

Premessa. – Questa riflessione è legata a due «sorgenti» diverse e pressoché coeve: la pubblicazione, il 30 maggio 2012, del documento Fostering and Measuring Third Mission in Higher Education Institutions (2), e uno scambio epistolare con Gabriele Zanetto risalente alle prime settimane del giugno 2012, quando il geografo cafoscarino già lottava contro la malattia che lo avrebbe portato alla sua prematura dipartita il 5 aprile 2013. A quel carteggio, e agli scritti lì richiamati (3), fanno riferimento le frasi riportate nel prosieguo dell’articolo.

È sorprendente che negli organi sociali della geografia italiana finora non abbia avuto spazio una riflessione sulla terza missione nelle Università, che pur ha visto un acceso dibattito in altri ambiti accademici. Queste righe hanno lo scopo di colmare almeno in parte tale vuoto, sottolineando il ruolo che la terza missione può svolgere nel rinnovamento complessivo della disciplina, soprattutto ai fini di una sua maggiore legittimazione sociale, richiesta emersa con vigore anche alle recenti Giornate della Geografia di Udine nella sessione La geografia non istituzionale: gruppi, soggetti, siti dell’11 settembre 2014.

 

CONTINUA LA LETTURA SCARICANDO QUI IL PDF DELL’ARTICOLO, PUBBLICATO CONTEMPORANEAMENTE DAL BOLLETTINO DELLA SOCIETA’ GEOGRAFICA ITALIANA

Varotto

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